Alessandro's profileLa Grazia dei TemplariPhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    April 02

    Grande, straordinario Celestini... (da "Io vivo in una tomba perchè sono un intellettuale")

     

    Io vivo in una tomba
    perché io sono un intellettuale.

    Non sono l'unico
    e non sono stato il primo a scegliere una tomba come abitazione.
    Prima di me ci sono andati i depressi.
    Mi fanno una rabbia! Sono stati profetici.
    Sono stati i primi a capire che non aveva senso. Che niente lo aveva.
    Io invece a quel tempo era anche sporadicamente felice.
    Mi succedeva quando andavo al mare.
    Non d'estate.
    D'estate non ci sono mai andato, nemmeno ai bei tempi.
    Non sono mai stato così tanto "felice".
    La gente mi ha sempre fatto istintivamente schifo.
    Non ero cosciente che questo schifo fosse totale,
    ma modestamente per gli esseri umani ho sempre provato un ribrezzo spontaneo.

    Eppure andavo al mare
    non d'estate, ma ci andavo.
    In un bar in ristrutturazione con la cameriera grassa mi prendevo un caffè,
    ristretto,
    amaro,
    mi affacciavo alla finestra, sentivo il tepore del sole e ero felice.

    I depressi no.
    erano tristi a tempo pieno.
    Per loro il mare era uno schifo in tutte le stagioni,
    una pozza d'acqua salata, una presa per il culo dei naufraghi
    che in mezzo al mare manco se lo possono bere.
    "Naufrago muore di sete!" ...se non è deprimente questo...

    E il sole?
    Per i depressi, già allora, era una merda solo a pensarci,
    astro assassino portatore di tumori alla pelle.

    Che invidia per i depressi!

    Ora anche io l'ho capito che non vale la pena.
    Mi sveglio la mattina e mi dico "alzati e fumati una sigaretta"
    oppure "alzati, butta le sigarette nel cesso e smetti di fumare",
    in fondo sono due soluzioni contrapposte,
    in casi come questi ce ne dovrebbe essere una giusta e una sbagliata,
    dovrei avere il 50% delle possibilità di fare una cazzata,
    ma anche il 50% di azzeccarci.

    Ma poi mi dico "ne vale la pena?"
    e mi rispondo "ovviamente no"
    e me ne resto semplicemente a letto
    e non pensando di fare la cosa giusta
    ma con la convinzione che nella vita abbiamo a disposizione solo risposte sbagliate
    allora: meglio lasciar stare.

    Perché stare a cercare un'alternativa?
    Avrebbe senso svegliarsi pensando: "magari mi faccio un caffè"
    e allora aggiungo sempre "ma ne vale la pena?"
    e ovviamente non vale la pena!
    Penso "magari faccio due passi... ma ne vale la pena?"
    penso "magari mi ammazzo!"
    perché ho pensato anche al suicidio, ma alla fine ho scartato questa possibilità.
    Non vorrei che dopo la mia morte qualcuno pensasse che avessi avuto un motivo per farlo,
    sicuramente qualcuno si metterebbe in testa che l'ho fatto per amore,
    per paura di qualche malattia o peggio ancora per le idee,
    pensa... direbbero "si sentiva tradito dall'umanità ... era un idealista".

    E invece guarda i depressi,
    sanno sempre che non ne vale la pena
    per questo sono stati i primi a scegliere di vivere nelle tombe
    lontano dall'umanità che pensa, riflette, lotta, crea, distrugge, spera!
    Sì, perché ci stanno anche quelli che hanno speranze
    sperano di campare cent'anni o di diventare ricchi,
    sperano di scopare il sabato sera o di guarire da un tumore.

    Ci stanno persino quelli che dicono "speriamo che non si metta a piovere"
    ma cosa te ne importa!
    E se non piove? Cosa ti cambia?
    Pensa a un giorno d'estate all'inizio agosto, una giornata piena di sole
    un giapponese di Hiroshima pensa "speriamo che non si metta a piovere"
    e infatti non piove,
    ma poi vede la sua città diventare un secchio di cenere.

    La speranza è un'attività da esaltati

    Come si fa a avere speranze nel futuro, cioè in una cosa che non esiste?
    È come dare la chiave della propria casa al primo che passa per strada ipotizzando che ci sia una possibilità che si tratti di un maniaco del pulito che verrà a farti le pulizie di Pasqua.

    E invece guarda i depressi
    sanno perfettamente che l'unica certezza è la morte.
    l'unico avvenimento che accadrà sicuramente in quel tempo probabile che è il cosiddetto futuro.
    E quando accadrà sarà in forma di presente
    perché chi muore... muore "ora" anche se è nato mille anni prima come Matusalemme.

    Che precursori i depressi!
    Appena è stato possibile se ne sono andati a vivere nelle tombe.

    E adesso anche io
    un intellettuale
    vivo in una tomba!

    E ho fatto bene
    perché al cimitero sono circondato dalle cose che mi sono più care.

    Teatro, danza, cinema.. la cultura

    il teatro è morto.
    gli attori... ridicoli imbecilli sempre pronti a sfilarsi i pantaloni per mostrare la calzamaglia
    perché gli attori sono così!
    La calzamaglia da guitti è sempre pronta sotto i jeans
    come i vecchi che non si sfilano mai i pantaloni del pigiama
    neanche sotto il vestito buono il giorno della comunione del nipote,
    come i maniaci che girano nudi sotto all'impermeabile,
    patetici attori col teschio nella ventiquattrore col monologo sempre pronto.

    Morto il teatro
    e morta la danza,
    le ballerine anoressiche coi piedi deformi
    i ballerini froci col cazzo sempre in mostra davanti a sgallettate in pelliccia che li applaudono alle prime nazionali.

    Morto il teatro, la danza
    e morto il cinema
    chi può dire il contrario?
    La maggior parte degli attori nella maggior parte delle pellicole girate dai Lumiere a oggi
    stanno tutti qui al camposanto
    tutti sotto terra... a fa' la terra pei ceci, come si dice a Roma.

    È morta anche la cultura
    che infatti viene proprio dal latino còlere, cioè coltivare
    una robba che non può che finire sotto terra.

    Io sono un intellettuale
    e nel disastro generale della cultura salvo solo la televisione.

    Che meraviglia la televisione.
    È l'unica attività in cui gli esseri umani non si vergognano di presentarsi per quello che sono
    ovvero: una merda!
    e non una merda fascista o una merda comunista
    una merda cattolica o musulmana, atea, ebraica, buddista, animista,
    dentista o dantista
    ma una merda semplice su cui puoi attaccare un'etichetta qualunque
    come sul barattolo per le analisi delle feci
    puoi scriverci quello che vuoi:
    il tuo nome e cognome, capo della Mafia, Papa e presidente del consiglio,
    imperatore di Capri o Faraone d'Egitto,
    ma dentro c'è solo un po' di merda
    che nel migliore dei casi può diventare concime,
    còlere-cultura appunto,
    o un balocco per scarabei stercorari.

    Io sono un intellettuale
    e nella tomba in cui vivo guardo solo la televisione
    e non parlo solo di quei programmi in cui la gente si incazza, si sputa e si scoreggia addosso vicendevolmente,
    i programmi sono tutti uguali
    cambia solo l'etichetta, ma il contenuto è un escremento caldo appena infilato in un barattolo.

    Ecco il telegiornale!
    "Una donna francese nella periferia di Marsiglia
    partorisce due figli e li uccide infilandoli nella ghiacciaia condominiale.
    E ora il consiglio della settimana:
    come scongelare il polpettone col microonde".

    ... lo fanno davvero
    "The show must go on" dicono,
    è come quelli che dicono che però ai tempi del nazifascismo i treni arrivavano in orario... ma arrivavano a Auschwitz!
    ...e vabbè, ma in "orario"!
    sei milioni di clienti e nemmeno una protesta.

    "The show must go on" dicono,
    come quelli che scrivevano "Arbeit macht frei"
    all'entrata di Auschwitz, Dachau, Flossenburg, Gross-Rosen, Sachsenhausen o Terezin.

    "The show must go on" dicono in televisione.
    Io sono un intellettuale
    e nella tomba in cui vivo guardo solo la televisione
    l'unica espressione culturale che ribadisce incessantemente la scomparsa definitiva della cultura,
    la morte cerebrale.

    Io per la televisione c'avrei anche qualche idea,
    ho pensato un programma.
    Un quiz.
    Due concorrenti si sfidano sulle solite domante del cazzo.
    Il nome di sette colli, dei sette re di Roma, dei sette nani...
    e alla fine
    quando si deve proclamare il vincitore
    scopriamo dove sono stati pescati i due concorrenti che si sono sfidati per tutta la sera:
    non li abbiamo selezionati con eliminatorie dirette
    o in base a un curriculum
    o per raccomandazione,

    Li abbiamo presi in un reparto oncologico,
    hanno fatto gli esami
    uno ha un tumore maligno e l'altro benigno
    ma non hanno ancora in mano i risultati.
    Glieli diamo noi in diretta.
    "Gentile signor Rossi, lei ha perso... ma tanto non si sarebbe goduto la vincita..
    ..il suo fegato è cotto!"
    Oppure "signor Tal De Tali... ha dai due ai sei mesi per decidere a chi lasciare i soldi che ha vinto rispondendo alle nostre domande,
    poi saremo felici di ospitarla nella nostra residenza cimiteriale..
    Il suo collega non ha vinto una lira,
    ma la macchia che aveva sulla lastra al torace
    era solo una caccola!"

    Come per dire che l'arte sta sempre dalla parte sbagliata della vita,
    che la vita è sempre un'altra cosa.

    E se ne sono resi conto anche i nostri governanti
    che l'arte è morta, morta... che è morta!
    Per questo ci hanno dato un posto al cimitero.

    Eppure noi, gli attori abbiamo sempre parlato di voi governanti.

    I nostri migliori personaggi da sempre sono stati i voltagabbana,
    i traditori, magnaufo a tradimento, mignotte e puttanieri,
    noi abbiamo parlato di voi, sempre di voi.

    Noi come voi siamo col razzismo ci abbiamo campato:
    come avremmo potuto scrivere l'Otello se non ci fosse stato l'odio razziale?
    Se Otello era un idraulico di Centocelle ci mancherebbe uno dei momenti più alti del teatro mondiale.

    Noi abbiamo trattato Dio come ora fate voi, alla stessa maniera.
    Perché anche da noi, quando la situazione si incasinava... deus ex machina!
    E lo tiravamo in ballo pure se non c'entrava niente.

    Noi siamo artisti,
    viviamo nelle tombe
    e con la morte ci lavoriamo da sempre.
    Sarà che per la tournée ci facciamo un sacco di chilometri in autostrada
    e si vedono più incidenti che autogrill...
    Ma per anche noi come per voi la morte è uno strumento del mestiere.
    Voi governanti approfittate di ogni tragedia...
    ...proprio come abbiamo sempre fatto noi!
    Anche per noi come per voi la morte è un business!

    E siamo d'accordo con voi:
    che vogliono 'sti medici relativisti?
    che significa che il cervello ormai è spappolato?
    non basta morire per essere morti davvero!
    Io ero Amleto
    e morivo sei giorni a settimana
    e il giovedì che facevo pure la pomeridiana, morivo due volte al giorno
    e alla fine dello spettacolo ero ancora vivo.

    E dopo magnavo a quattro ganasce
    altro che sondino endogastrico


    E siamo d'accordo con voi
    anche noi coi morti ci lavoravamo.
    Molière, Shakespeare, Pirandello, per non parlare di Sofocle e Euripide
    ...tutti morti che lavoravano con noi!
    Ma almeno noi i morti li portavamo in scena!

    Voi rottamate una Panda di dieci anni che ha fatto centomila chilometri
    o un motorino smarmittato che cammina ancora,
    ma una donna morta da anni....
    che solo per caso gli batte ancora un po' il cuore
    magari solo perché gli avevate appena cambiato le pile al pace maker
    ..voi quella la tenete attaccata a un tubo, dite che è in vita!
    Pure se è meno meno viva di una Panda rottamata!
    e impedite che venga messa sottoterra.

    Noi... i morti li portavamo in scena,
    ma voi che ci fate co 'sti morti?
    Li fate votare?
    Ci fate i sondaggi (altro che sondini),
    ecco perché aumentate i vostri consensi
    e arriverete al 200 per cento.

    Il presidente del consiglio dissotterrerà anche gli etruschi e gli antichi romani
    e dirà "Tarquinio Prisco vota per me!"

    Io vivo in una tomba
    perché io sono un intellettuale.

    Io vivo in una tomba
    e alla fine sono morto

    perché m'avete tolto il gusto di lavorare coi miei morti preferiti
    perché fate vivere un embrione
    e una donna in coma,
    ma fate morire per sempre Amleto e Alceste, Medea e Pulcinella.

    Sono morto per non essere più un contemporaneo vostro.

    Io sono morto perché a stare tra voi viventi mi rodeva troppo il culo
    e adesso il mio culo che se lo mangiano i vermi,
    esso è diventato una preoccupazione loro
    rosicate spaghetti striscianti!

    Che precursori i depressi!
    appena è stato possibile se ne sono andati a vivere nelle tombe
    e hanno preso le migliori, quelle senza finestre.

    Se stai chiuso nella tomba non distingui una giornata di sole dal diluvio universale,
    le finestre sarebbero una stupida tentazione,
    puoi tenerle chiuse, ma hai sempre una possibilità di aprirle per affacciarti fuori,
    è come l'ex-fumatore che si va a comprare le sigarette
    se vuoi smettere davvero non c'hai il pacchetto sul comodino.

    Allora: meglio non avere finestre

    Perciò
    noi siamo morti.
    Siamo morti perché non siamo come voi,
    perché se voi siete vivi
    è evidente che noi siamo un'altra cosa!


     
    Ascanio Celestini  01 aprile 2009

    March 19

    CARNEVALE

     

    Esiste un luogo, a Roma, uguale a migliaia di altri luoghi in Italia e nel Mondo dove donne e uomini si prostituiscono.

    Si chiama Piazza Pino Pascali, alle spalle del mattatoio comunale, ed è una grande piazza, chiusa tra la via Prenestina e la via Collatina; questo luogo è stato scelto da decine e decine di donne e uomini,  da ragazzine e ragazzini, o dai loro aguzzini,  per prostituirsi.

    Piazza Pino Pascali, il mattatoio: E' un luogo tragico, questo; è  il luogo di morte  per gli esseri che vi si macellano, dentro o fuori non importa.

    Anche se transitarvi significa risparmiare qualche minuto di  traffico, non si sfugge all'impressione che il buio infinito che regna in quel breve tratto di strada allunghi il tempo del transito: un buio ancestrale, totale, che via via rende indistinguibile , oltre il paesaggio circostante, anche ciò che ognuno racchiude nella propria coscienza;  un disagio che non smette di crescere in quelle poche centinaia di metri di  buio assoluto; un nero angoscioso che pervade tutto e tutto assimila, luoghi, cose, esseri umani e da cui si vorrebbe subito fuggire.

    Riescono ad esprimere buio e desolazione anche  i poveri fuochi, accesi da quella moltitudine per riscaldarsi, sparsi qua e là come fuochi fatui, e la lunga cornice di fari d’automobili dei clienti occasionali si sviluppa e si contorce  quasi fosse un enorme serpente-drago che racchiude tutto nelle proprie spire.

    Si odono nell'aria mille dialetti: lingue esotiche, sconosciute, fintamente scherzose, che si danno la voce l'una con l'altra; In questo continuo chiamarsi, si comprende come questo sia il modo per qualcuno di infondersi coraggio .

                                                                              ****

    E' sera. Mario, Remo, Sgarone e Peppino tornano verso casa dopo la gara.

    Sono molto contenti dei risultati ottenuti e discutono animatamente del meeting, degli errori fatti e di quello che avrebbero dovuto fare per affrontare al meglio le prossime gare.

    I quattro sono seri ed onesti ragazzi, provengono da famiglie in cui il lavoro ed il timor di Dio è il pane quotidiano; Remo e Mario sono sposati ed hanno già qualche figlio in età adolescenziale.

    Tutti, la sera dopo il lavoro, hanno l’hobby di passare qualche ora in palestra  ed ognuno di loro è atteso a casa per cena, dove, insieme a figli, mogli, genitori e qualche nonno, commenteranno le cose ed i risultati della giornata appena trascorsa.

     

    Questa sera, differentemente dalla altre sere, Remo, il guidatore, decide di deviare per il mattatoio.

    Nessuno dei passeggeri obietta, qualcuno è convinto della scorciatoia per arrivare prima a casa; qualcun'altro, curioso, coglie questa occasione per soddisfare la propria curiosità.

     

    Oggi, invece di tirare dritto,  Remo decide di fermarsi vicino ad un gruppo di giovani transessuali.

    Sono quattro ragazzi dai volti ancora acerbi sopra corpi alieni e  belli.

     

    "Quanto?", chiede.

    "Trenta co' la bocca, cinquanta l'amore..." - risponde uno dei quattro.

    "Si,” – incalza Remo – “però facce vedè er culo..... Toccace er pisello ... Come c'è lo pij 'n bocca?"

    Con fare scherzoso il transex obbedisce.

    Sembra gioioso di obbedire, di partecipare a quel gioco.

    Una gioia sbarazzina, fintamente infantile, a tratti penosa.

    Diversa da quella di Remo, feroce, oscena, irriconoscibile.

     

    alien_1

     

    In Memoria di un piccolo cane ed altre poesie

     

    In Memoria di un piccolo cane

     

    Lì, adagiato su un lato,

    nel nero asfalto rovente,

    giace,

    col fiato spezzato,

    il piccolo cane morente. 

    Pare tradisca un arcano

    quel liquido guizzo

    nell’occhio incolore: 

    è cosciente solo l’umano 

    o anche la bestia s’accorge che muore?  

    È già morte l’abietto dolore?  

    E quella carne che cede?  

    E i ricordi?

    E l’odio ? 

    E  l’amore? 

    Ed il sangue che trova l’asfalto 

     invece di terra su cui germogliare,

    e toglie, a chi  assiste il gran salto, 

    ogni speranza

    di ogni altro approdare?

    Pare aspetti una carezza,

    il piccolo cane morente; 

    sembra cerchi un casto gesto d’amore, 

    un lieve tocco,

    leggero e possente,

    che sciolga nel nulla  quell’aspro dolore.  

    Invece, 

    ringhiando e abbaiando, 

    il piccolo cane  allontana la mano pietosa,

    si accuccia nel sangue scintillante 

    e aspetta il nulla, 

    ferocemente.

    (2007)

     

     

      

     

     

    Il mio cuore è un violino

     

    Il mio cuore è un violino che rompe la nota piangente
    ed eccheggia sospeso fino all'ultima fila.
    Il mio cuore è un violino
    che soffre l'archetto con lieta fatica
    ma la corda non basta a suonare la vita
    che lungo le fibbre fuggendo s'inarca in crecendo affannato.
    Violino,
    che in ampia armonia raccogli il passato
    dentro il giro di valzer,
    or che il tempo s'è fatto più stretto,
    accelera il ritmo!
    Finisca il concerto con un saltellato,
    una giga,
    o un sabba di streghe,
    affinchè non si dica
    che il puro strumento
    d'improvviso s'è spento
    con fievole voce,
    ma, piuttosto,
    ha spiccato il volo più alto
    allungando la nota dell'ultimo "a solo"
    (d'al di qua, al di là, parimenti goloso).
    (A.Lorizio 2002)

     

     

     

    Arancione

     

    Ricordo un tuffo nell'erba
    (ma erano spighe già alte):
    ci cacciò il contadino.
    Col fiato sospeso
    sostammo nel ventre di una
    tenera cuccia
    (sentivamo le grida remote).
    Gli steli pungenti e le reste
    prendevano forma di corpo
    calmando l'ansante respiro
    di quell'intrepida lotta:
    giacevamo, morti o feriti,
    cercando di non fare rumore. 
    Ma come la vita guizzava
    sussultando fra i denti
    e muovendoci al riso,
    sentivamo dei passi giganti
    farsi largo nel biondo covone
    (Avanzando fra giovani spighe
    soltanto gridò, mettendoci in fuga)
    (A.Lorizio 2002)

     

     

    melanzana_nera

     

     


    LA Vita di una Donna

     

    Camminando lungo il ciglio della strada
    hai visto pietre segnare il tuo cammino,
    alcune grandi e taglienti,
    altre ì
    piccole, tondeggianti,
    ma sempre dure.
    Camminando lungo il ciglio della strada
    hai visto fiori,
    hai visto papaveri e gigli di campo,
    e ne hai sentito l'odore...
    Camminando lungo il ciglio della strada
    hai colto la rosa di maggio, purpurea
    come la goccia di sangue che hai lasciato
    sulla spina accuminata...
    Camminando lungo il ciglio della strada
    hai gioito con l'allodola,
    hai discusso con lo stridulo gabbiano,
    hai visto l'oceano e le isole perse...
    e non ti sei spaventata...
    Tu,
    sola isola abitata,
    Tu gioia, Tu vita.
    (2007)

     

     

    Canto per la mia terra

    Canto per la mia terra d'Albania.
    Desidero le albe di maggio,
    quando canta il leggiadro usignolo,
     quando soffia la brezza
    del monte, e l'orizzonte è tinto di rosso.
    Desidero i fiori della pianura,
    al mattino quando sono bagnati di rugiada
    le bianche mani della fanciulla
    che va a raccoglierli con ardore.
    Desidero nelle notti di primavera
    quando luccicano le stelle dorate,
    quando soffia leggero Zefiro,
     e ho il cuore
    infiammato d'amore i dolci uccelli
    che gorgheggiano tra gli alberi ornati di foglie;
    quanta gioia mi procurano per quel Dio vero.
    (R. 2007)
     
     

    Il profumo delle zagare

    Dintra lu cori miu......

    nun lu sapiti l'amuri ca v'haiu

    nun lu sapiti quantu vi disìu

    nun lu sapiti comu chianciu e staiu

    quann'è ca pi nu mumentu non vi viu .

    Dintra lu cori miu na vampa cci aiu

    e lu mè cori è vostru

    e no lu miu si moru 'mparaddisu non ci vaiu

    picchì p'amari a vui nun penzu a Diu.

    E vui sapennu st'amuri e sti peni  

    vui mi faciti moriri cume ri cani

    però siddu c'è cu vi tratteni

    speru di cunvincirivi dumani

    Dintra lu cori miu.....

    Dentro il mio cuore….

    … (Rosa Balistreri )  

     

     

    Come Ettore

    Ora che avevo trovato il tempo di ascoltare,

    o di raccontare vecchie storie ormai inesistenti,

    la voce viene meno.

    Non è che un mancamento,

    un leggero abbandono della vita.

    Disperatamente cerco l'immagine di un qualsiasi domani,

    ora che sono solo.  

     

     

    Le lacrime di Adelina

    Tu, segreto nel mio cuore.

    Tu tormento e amore,

    dove sei ora? ........

    amavo accarezzarti i capelli

    stringerti la mano

    mentre mi raccontavi di te.

    Adesso vivo solo di ricordi,

    di come era bello incontrarci. .......

    un giorno,

    quando morirò,

    porterò le mie ceneri con me

    e le getterò

    piano piano dal cielo

    per farle cadere  

    sopra una giovane coppia.

    Così rinascerà un amore

    bello e immenso come il mio.

     

     

    Solstizi e Primavere

    "Ecco il momento che tutti aspettate!"
    "Muovetevi streghe! Figlie malnate!"
    Urla il diabolico signore di Averno:
    "Avanti miei demoni, fratelli nell'inferno!"
     
    "Ecco la buia notte invernale!"
    "Secchi siano gli alberi nel gelo totale!"
    "Sia il Cielo colpito da mille bufere!"
    "Ucciso sia l'amore e le buone maniere!"
     
    S'alza empio e turpe il clamore,
    Immondo s'espande il greve fetore
    Della secca comare che sale, che sale
    Col nero suo carro nel sabba infernale.
     
    Ma un suono diverso spezza il canglore,
    s'alza soave seminando stupore.
    Prima lontano, poi vicino vicino
    S'alza, dolcissimo, un canto bambino.
     
    "Che subito cessi quel leggiadro suono!"
    Urla Mefisto bestemmiando con un tuono.
    "Che subito smetta! Con ogni maniera!"
    e scatena i demoni in unica schiera.
     
    Non è solo, però, quel bimbetto grazioso.
    Ha intorno elfi, ninfette e un nanetto curioso,
    che spargendo fiori, profumi e conchiglie
    l'accompagnan nel coro delle meraviglie.
     
    La musica sale in un crescendo di note,
    i visi gioiosi, colorate le gote,
    e, finalmente, in schiere assai tante,
    accorrono gli umani in aiuto all'infante.
     
    "Finalmente" gioisce il bambino,
    vedendo fitta fitta la gente vicino.
    "Vi siete decisi ad uscire nel sole …. "
    "..a riprendere la vita, la gioia, l'amore.."
     
    Nulla può mefisto contro tal compagnia!
    Nulla può il demonio contro tanta allegria!
    Schiumante di rabbia abbandona la lotta.
    Furente se 'n và, con morte, sua fida mignotta! 

     

     

    Carezze

    Sono orgogliosa di te!!!

     (io non sono nessuno)

    I tuoi pensieri scaldano il cuore

    aldilà della politica,del lavoro

    e delle altre cose.

    Vorrei riflettessero su questo,

    le persone che parlano, parlano,

    parlano e sono così vuoti,

    e non sanno cosa dicono,

    e sono solo pieni di falsità

    e se potessero, chissà....

    perchè tu sei la pietra d'inciampo,

    e loro non possono fare a meno di

    specchiarsi e arrossire un pò.

    Giuliana  2006

     

     

    Ariostoseggiando

    “Miser chi mal oprando si confida che ognor star debba il malefizio occulto; chè, quando ogni altro taccia, intorno grida

    l'aria e la terra istessa …..” Ariosto -"Orlando Furioso"- VI.

     

      

    Sotto il segno dei pesci

    Riposti nei mucchi informi delle storie passate

    giacciono i mille sogni nascosti,

    le mille cose dimenticate.

    Inquieta memoria!

    come l'onda

    t'alzi spontanea dal mare infinito

    crudele testimone delle fiabe tradite.

     

     

    Paso doble sull’abisso

    Euridice:

    Abbracciò Persefone,

    dapprima intimidita.

    Poi, commossa,

    guardò il suo uomo,

    da lontano.

    Và, sussurro la

    Dea, tendi la mano.

    Svelta,

    seguilo,

    prendi la vita.

    Orfeo:

    Canta di Lei!

    Canta la pudìca gioia nascosta

    nella trepida attesa;

    racconta con il tuo canto armonioso,

    che copioso sorge dal cuore.

    Racconta quando,

    i tuoi sensi già tesi,

    Lei ti appare.

    Solare.

     

    Perdizione e Redenzione

    Hai rapito il mio cuore,

    sorella mia,

    sposa.

    Tu mi hai rapito il cuore,

     con un solo tuo sguardo,

    con una sola perla della tua

    collana!

    (Cantico 4,9-11)

    « Come sei bella,

    amica mia,

    come sei bella!

    Gli occhi tuoi sono colombe».

    « Come sei bello,

    mio diletto,

    quanto grazioso»

    Cantico (1, 15-16).

    Si cercano, gli amanti del Cantico , si rincorrono, si sfiorano, ma non si incontrano mai... perché sono già uniti, due in uno.

    (L. Bosio: Annunciazione)

     

     

    Gli alberi di Fernanda

    Creature in cerca di Luce

    Protesi nell’eterno

    i lunghi rami

     membra umane

    tese a strappare

    dalla volta celeste

    il disperato tramonto

    e vedere se dietro

    vive ancora

    il colore della primavera.

     

     

    I ricordi

    i ricordi brutti.

    Loro sono i protagonisti della vita..

    scorrono veloci come i titoli di un film.

    Dolore e angoscia e notti insonni....

    Ti rendono vulnerabile e indifesa...

    Puoi guardare un film,

    non puoi cambiarlo...

    Vorresti cancellarli,

    ma sai

    che con loro

    cancellerai la tua vita.

    (Anna 2007)

     

     

    Quanno nominarono er cavallo senatore

    Quer giorno er sorcio annò dar somaro meschino

    che, poraccio, scoppiava d'envidia disdicevole

    pe' quer fatto malandrino der cavallo, su cuggino,

    ché solo perchè nitriva era stato fatto onorevole.

    " Asino!" je disse, " Tu che scali li monti!,

    Tu che prenni bastonate e porti pazienza,

    perchè cor granne Re de' li conti

    non t'aruffiani puro tu e cerchi aderenza?"

    "Basta accorcià un pò le recchie sur puntale,

    " continuò er sorcio, "pe' la voce penni 'na mentina!

    Poi, anche se sei un fesso e stupido animale

    sarai promosso, n'o spazzio de 'na mattina!"

    "Te faranno, che sò, assessore, diputato!"

    insistette er topo: "Somaraccio mio, come ‘n zogno

    ariverai ai più arti piani der creato

    ché lì, de chi n'fa 'n cazzo, c'è sempre bisogno! "

     

    "Devi sapé però che pé tutta 'sta manfrina mollerai

    'a lingua, er bucio e l'anima... se ancora l'avrai...."

     

     

    I ricordi

    I ricordi,

    queste ombre troppo lunghe del nostro breve corpo.....

    eccoli già apparire: melanconici e muti fantasmi ......

    Ora sì, posso dire che m'appartieni

    e qualcosa fra di noi è accaduto irrevocabilmente.

    ma... precipitoso e lieve il tempo ci raggiunse.

    Dovevamo saperlo che l'amore brucia la vita

    e fa volare il tempo.

    (Vincenzo Cardarelli - Poesie)

    Il Libro e la Melanzana

     
     
    La loro fu una storia impossibile.
    Tutto concorse affinché si potesse impedire l’amore che inopinatamente era sbocciato tra i due.
    Ma nulla potè l’avversa sorte di fronte alla straordinaria potenza dell’attrazione ch’essi subivano l’un dall’altro…..
     
    La Melanzana ed il Libro si erano incontrati anni prima, durante una di quelle feste di liberazione di qualcuno per qualcosa che tanto di moda andavano in quegli anni ormai remoti.
    Ballarono tutta la notte, persi nel sogno, immemori di chi erano e di come fossero arrivati lì.
    Fu amore a prima vista.
     
    La Melanzana, bellissima, sinuosa all’estremo, molto di più di quanto possa essere un ortaggio così prezioso, e saporitissima ed odorantissima di quegli aromi  tipici che hanno rese famose le melanzane  nate alle falde dei Monti Sibillini; aromi miscelati con sagacia e lungimiranza da Madre Natura in millenni  di sperimentazione che  in un calderone magico, riuscì a mischiare  elementi umani ed elementi divini creando quella magia che contraddistingue quelle contrade e che è ormai nota in tutto il mondo.
     
    Viceversa il Libro proveniva da tutt’altra storia, anzi, non aveva nessuna storia da raccontare.
    In quei tempi remoti aveva a malapena il titolo e mezza paginetta scritta con qualche notarella su fatti secondari; solo le sue tante pagine bianche a disposizione lo rendeva interessante agli occhi dell’intenditore: chissà quante storie potevano scriversi su quelle pagine!
    Però il Libro soffriva questa condizione.
    Voleva raccontare storie, le sentiva queste storie che premevano lì, nel centro del proprio petto, chè volevano uscire tumultuose, con gli accenti e le virgole sbagliate, per raccontare di amore e di quanto è bello amare e donare e prendere e …. Tutto… ma, quando apriva le proprie pagine non c’era nulla…. Tutto bianco 
    Vedeva vicino a se altri libri più seriosi, importanti: “I Malavoglia”, cavolo! “I Miserabili”, ‘orca vacca!….. E questo non era niente… questi erano libri importanti… certe volte il meschino veniva messo in crisi addirittura da quei libricini di dozzina, molto “a la page” nell’epoca che trattiamo ora,  l’epoca della pseudo-tecnica di massa e del bricolage azzardato: “Come dipingere il proprio Tinello”, oppure “Istruzioni per cambiare la ruota di scorta”…. Bastava incontrare due tipi così, di solito arroganti e presuntuosi come possono esserlo i libri inutili, ed il nostro povero Libro entrava in crisi.
    Lui era tutto bianco, esclusa quella mezza paginetta iniziale che diceva poco e niente.
    Che sorpresa per il Libro quanto, dopo aver ballato tutta la notte con la Melanzana si accorse, il giorno dopo che tutte le sue pagine s’erano riempite di scritte straordinarie che raccontavano di infinito e oltre, che disegnavano colori nuovi e mai visti…. Addirittura, la mattina dopo… quale sorpresa quando, aprendo una pagina a caso svogliatamente così come faceva quando annoiato non sapeva come passare il tempo, una musica lo avvolse tutto….. non riusciva a comprendere se questa musica era bella o era brutta perché scaturiva dal sogno e come il sogno fuggiva subito dopo averla ascoltata lasciandogli un ricordo-non ricordo ed un magone in gola che non andava ne su ne giù…..
    Il Libro fu conquistato dalla Melanzana… e la Melanzana dal Libro; una corrente potente li avvolse e rese compatibili elementi sino al giorno prima tra loro alieni…. Altri si sono avventurati su strade simili, ma non sono riusciti, come loro, a dare risposte certe, loro sì: ora tutto il mondo sa che l’immortalità dell’anima non è data dagli asparagi ma dall’unione della Melanzana con il Libro.
     
    Arrivare a ciò che ormai viene considerata legge universale non è stato semplice, anzi! Le divinità contrarie alla conoscenza ed all’amore scatenarono i loro poteri già dal giorno successivo a quella fatidica notte: tagliarono, sforbiciarono, cancellarono, distrussero, incenerirono…… furono create liste di proscrizione, migliaia e migliaia di melanzane, affettate e messe sott’olio, furono mandate allo sterminio; migliaia e migliaia di libri furono avviati alla locale fabbrica di coriandoli…..
     
    Si salvarono.
     
    La Melanzana riuscì - con le arti magiche che a suo tempo gli furono insegnate da sua Madre, La Grande Melanzana dei Monti Sibillini -  a rendersi invisibile al Grande Cuoco che la cercava
    Il Libro, malconcio, con centinaia di pagine strappate da Ughetto, il piccolo venditore di Lupini, per avvolgere e consegnare le salate “fusaje” ai piccoli bambini della scuola elementare, fù gettato in una discarica insieme a tutto il carretto di Ughetto, quando questi morì….
    Per quegli strani scherzi del destino successe che, qualche anno dopo, la bella Melanzana, ormai salva dal “Pogrom anti-melanzana” di anni prima, passeggiava nei campi dove era solita passare parte della giornata; quel giorno era agitata da pensieri e sensazioni a cui non sapeva dare risposta quando…….:
    • “aiuto!……” ….. “aiuto!…..”,
     flebili lamenti la costrinsero – Lei ormai persa tra le stelle - ad abbassare lo sguardo  verso quello sterrato incolto dove, sino a qualche anno prima c’era addirittura una discarica…..:
    • “aiuto!……” ….. “aiuto!…..”,
    • ”un libro…..”, “un libro!?” …”No, no…. Il mio Libro!, il mio caro, amato Libro!”
    e riconoscendolo lo raccolse piangendo e usò le sue lacrime per riattaccare le pagine ingiallite e sparse.
    February 16

    L'Arte di vivere

    L'Arte di vivere.... ovvero il cammino degli angeli troppo umani

     Per Tommaso d'Aquino solo gli angeli possiedono un linguaggio privo di parole, di simboli, di concetti.

    "Per loro infatti non servono segni per rinviare a esperienze, perché a queste attingono direttamente; per noi umani occorre invece la mediazione dei segni, al di fuori dei quali le esperienze risultano inesplicabili e informi, inattingibili: [...] l'angelo è trasparente [...] l'angelo non dice la verità, è la verità. L'angelo vede immediatamente in Dio ciò che pensa l'altro angelo [...] e quindi non ha nessun bisogno del linguaggio [...] ."

    Il linguaggio degli angeli sarebbe quello nel quale non c'è alcun segno che rinvia a un significato.
    Lì l'esperienza è  immediata e diviene evidente in se stessa, senza il bisogno tutto umano di contenerla dentro a un contenitore, ad un discorso, ad una forma.
    Mediazioni, queste, che se da un lato rendono il reale dicibile e pensabile, dall'altro ne perdono la «verità», l'informe ma piena immediatezza.
    Accade perciò che, per noi umani, il regno degli angeli non è direttamente attingibile; è possibile invece soltanto ricostruirlo creandolo o sognandolo, anche se neppure nel sogno lo potremo davvero recuperare nella sua inimmaginabile forma; forse lo possiamo solo imitare immergendoci in quel regno ribattezzato Inconscio, dove sono depositati tutti i ricordi, conchiusi e trasparenti, rimasti immobili dal tempo dell'infanzia.

    Peraltro tutti i ricordi, se pur razionalmente fissati nel tempo e nel luogo del loro compimento, non sono immutabili in quanto,  seppure depositati in forma originaria e statica, sono immediatamente inscritti in un processo, quello sì immutabile, consistente nel loro costruirsi, decostruirsi e ricomporsi lungo ogni istante dell'esistere, in ogni atto di esperienza  di pensiero, in ogni respiro.

    In questo senso, di nuovo, si tratta di ricordi-non-ricordi, di tracce al di là del tempo. perché non appartengono a un tempo e a una memoria se non attraverso il loro costante pervadere il pensiero, inquinare il tempo ordinario, rimodellare la memoria cosciente.

    Magari, irrompono nel momento della visione di un qualcosa che lo scatena, un'emozione, una musica, un dipinto, un richiamo qualsiasi, anche un divenire indistinto di attesa. O anche quando da dentro ci assale un vissuto che è un ricordo, per quanto impossibile da ricordare, e che a noi, pur se ignoto e straniero, è tanto noto da sembrare il filo conduttore del nostro destino.

    Produrre una forma pensabile in termini umani e discorsivi è un tentativo di dare ragione e corpo a ciò che sfugge. Questo, credo, accada più o meno inconsapevolmente in ogni esistenza, anzi, credo che sia questo lo scorrere stesso dell’esistenza.

    Per questo penso che, alla fine,  la realtà non  è altro che un fantasma, e che invece il luogo dove vive il sogno sia il vero luogo dell'esistenza.

     

    .

    Ognuno ha la sua parte
     
     
    La massa
    non il popolo la massa
    decisa a farsi corrompere
    al mondo ora s’affaccia
    e lo trasforma, a ogni schermo, ogni video
    si abbevera, orda pura che irrompe
    con pura avidità, informe
    desiderio di partecipare alla festa
    e s’assesta là dove il nuovo capitale vuole.
    (Pasolini 1976)