Alessandro's profileLa Grazia dei TemplariPhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    July 10

    Il viaggio corto

                                                                                                                

    E’ UN VIAGGIO corto arrivare a Reggio Emilia.

    Mo' ci sta pure il treno veloce che da Roma ci metti meno che in macchina.

    Quando ci andò mio padre e mia madre in viaggio di nozze ci voleva una giornata. Pure di più perché loro ci arrivarono col 175, una moto che oggi sarebbe un motorino. Più lenta di uno scooter e più rumorosa di un trattore. Erano appena incominciati gli anni sessanta e le donne portavano la gonna.

    MIA MADRE s'era presa i pantaloni perché non gli andava di farsi il giro d'Italia seduta di fianco. Poi quando erano in prossimità dei parenti suoi nel profondo Veneto o di quelli di mio padre nella sperduta Lombardia fermavano la motocicletta, lei si cambiava in fretta, facevano gli ultimi metri e si presentava vestita da femmina. Quello era il tempo che per comprarsi il televisore bisognava essere ricchi. Il tempo che le notizie giravano poco e male. Che pure il giornale mica tutti erano buoni a leggerlo. Allora di quei morti che a Reggio Emilia c'erano stati poco prima che loro ci passassero per la il luna di miele... di quei morti lì chissà quanto poco se n’era parlato. Mica come i morti di adesso che riempiono i giornali e i telegiornali.

    CHISSÀ QUANTO POCO se ne ricordava mio padre e mia madre di Afro Tondelli. Quello che prima di morire fece in tempo a dire "Mi sparavano addosso come alla caccia". C'aveva l'età mia, anzi un anno di meno. Ma lui faceva l'operaio, era stato partigiano e lo chiamavano Bobi. Per essere sicuro di ammazzarlo raccontano che il poliziotto si inginocchiò e prese la mira. Forse è leggenda, ma che morì questo è vero. Pure Marino Serri era partigiano. Veniva da una famiglia povera e montanara di pecorari e non era stato manco all’elementari. La polizia lo colpì con una raffica di mitra. E pure Emilìo Reverberi che di anni ce riaveva 39. Quando nel '51 lo licenziarono dalle Officine Reggiane c'aveva trent'anni, ma ci lavorava già da più di metà della sua vita. Il più giovane era Ovidio Franchi, manco vent'anni. Faceva le serali per diventare disegnatore meccanico. Si piegò in due per il proiettile che gli entrò nell’addome, corse uno per aiutarlo e la guardia sparò pure a quello. E poi c'era "Modugno”, così chiamavano Lauro Farioli che assomigliava al cantante.

    E' UN VIAGGIO CORTO arrivare a Reggio Emilia, non come ai tempi di mio padre e mia madre, ma ci vuole molto più tempo per ricordarsi quello che successe nel luglio di cinquant'anni fa.

    Oggi la televisione è piena di morti, ma li vuole freschi di giornata.

    Quelli del secolo scorso so' scaduti.

    Poi scopro che quei morti stanno proprio dietro casa mia, in fondo a via dei Sette Metri, a Ciampino. Sono quattro stradine attorno a via Lucrezia Romana. Via Serri, via Reverberi, via Franchi e via Tondelli. Solo Lauro Farioli manca. Forse non l'ho trovata io, forse non c'è davvero, forse è un pezzo di prato che solo tra qualche anno diventerà una strada o una piazzetta.

    POVERO MODUGNO... C'aveva 22 anni e un figlio piccolo. Gli spararono in petto.

    QUEL GIORNO faceva caldo come adesso e lui era uscito in strada coi calzoni corti e le ciabatte.

     

             tratto da “I viaggi della memoria” di Ascanio Celestini