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    May 18

    I migranti sono uccelli liberi di Michele Capuano


     I migranti sono uccelli liberi 
    I migranti sono uccelli liberi che cambiano Paese secondo le stagioni.
    Li accompagnano venti diversi
    che soffiano con dolcezza o rabbiosamente
    mentre il respiro è affannoso
    le mani protese verso radici profonde e millenarie
    lo sguardo smarrito dentro orizzonti sempre misteriosi.
    I migranti si muovono su un palco
    dove sta andando in scena una rappresentazione drammatica
    che non vuole protagonisti ma solo comparse
    smarrite tra scene grandiosi, esilaranti, ammirevoli
    ma sostenute da ponteggi d’argilla.
    I migranti sono uno spettacolo che appartiene alla natura:
    come il sorgere ed il tramontare del sole
    il cielo stellato
    il mare, ora placido ed ora posseduto dalla tempesta, oltre ogni confine.
    I migranti sono i nomadi.
    Io, come te, sono un migrante
    o lo erano i tuoi avi
    i miei avi
    o lo saranno generazioni future.
    Sono la gente che supera le colonne d’Ercole.
    Gli europei prima di essere americani o latini nella terra di altri popoli
    che non divennero migranti perché furono derubati, umiliati, assassinati.
    I migranti sono sugheri galleggianti come la terra della Terra
    gocce d’acqua che inventano gli oceani
    e le lagrime
    e il sudore
    e sorgenti
    e fiumi e laghi che nessuna diga può contenere.
    l filo spinato eretto dai nemici dell’umanità e i loro lager
    sono solo l’impotenza dei vigliacchi.
    I migranti sono gocce d’acqua continuamente inquinate da untori senza scrupoli.
    I migranti sono le vittime preferite di disgustose iene voraci
    che hanno venduto l’anima al mercato delle mediocrità:
    sciacalli senza onore
    avvoltoi senza ali e senza coscienza
    codardi armati che si vendono per un nulla che chiamano denaro.
    Niente è più meraviglioso di un migrante:
    ha la potenza di camminare
    sa digiunare
    sa aspettare
    nel piccolo spazio del suo cuore sono raccolte tradizioni e amori antichi
    in un angolo del suo cervello i sogni e le speranze
    la leggenda e la storia.

    Un migrante ha i valori di tutto l’universo
    dell’immenso mondo esteriore ed interiore.
    I suoi occhi profondi e incredibilmente sorridenti
    esplorano ogni piccola stazione, ogni oasi, ogni angolo del pianeta
    e poi si confondono con una stella cometa e i desideri non sempre appagati.
    Occhi che comunicano i segreti di questa umanità confusa:
    occhi: velati, lucenti, vergognosi, fieri
    anch’essi tutto l’arcobaleno e intanto
    bestie feroci li osservano furtivamente
    per renderli perseguibili per legge.

    I migranti sono esseri liberi che cambiano Paese secondo le stagioni.
    I ladri di storia, di potere, di dignità ed emozioni invece
    uccidono anche i miraggi
    e non sapranno mai che la pace come l’amore
    un abbraccio come il contaminarsi
    sono frutti oltre il tempo
    maturati tra i raggi della ribellione
    della rivoluzione
    della liberazione
    dell’emancipazione.
    Non sapranno mai che le nostre strade
    sono composte da una miriade di piccoli sassi
    che hanno la luce e la ragione di tutti i popoli che le hanno percorse.
    I migranti sono anche navi nella bufera che lottano contro i flutti
    le avversità e la miseria
    nonostante siano nati ricchi
    nonostante siano la fonte del diritto.
    I migranti sono l’etica dell’essere contro quella dell’avere.
    Sono un faro su percorsi stranieri.
    Sono le nostre metropoli per non essere soli
    la nostra eredità.
    I migranti sono energia a volte dispersa
    o sfruttata per il privilegio di parassiti senza qualità.

    L’umanità è migrante!
    Migrante è tuo padre e tua madre e altri ed altre prima di loro.
    E’ davvero una grande fortuna
    che i migranti siano uomini e donne che cambiano Paese
    come cambiano le stagioni.

    Siamo tutti migranti
    ma solo alcuni vengono costretti ad essere clandestini:
    quando verrà il tempo in cui uomini e donne saranno liberi cittadini
    e la nostra patria il mondo intero?

    Pensavamo e dicevamo queste cose
    in mille lingue
    incontrandoci per scelta o casualmente nel villaggio globale.
    Non sapevamo i nomi gli uni degli altri
    e tante altre cose
    ma domani avremmo riempito le piazze con tutti i nostri colori
    le nostre idee
    la nostra semplicità
    trasformandoci in un unico e grande e imprescindibile popolo:
    in marcia.

                                                                                                                                                                                                           

     

     

     


    May 08

    Elegia dello stato algico

     

     

    Il termine ‘elegia’ risulta abbastanza controverso; il significato classico deriva dalla parola greca, έλεγεία “poema in distico elegiaco” che a sua volta deriva da έλεγσς “canzone triste” originariamente accompagnata da un flauto; l’interpretazione corrente vede il termine ‘elegia’ definire un piccolo poema drammatico che tratta di argomenti di perdita e consolazione, basato su specifiche esperienze personali e rivolte costantemente verso quelle particolari esperienze. L’influenza cristiana addolcisce il canto elegiaco del dolore e della perdita risolvendolo con la rassicurazione di una ricompensa ultraterrena.
    Un antico poema anglosassone, il Deor, racconta come gli accadimenti umani, e tramite essi la fortuna e la sfortuna che possono alleviare o peggiorare le condizioni degli uomini, sono affidate a Dio .
    Questa premessa "elegiaca" per dire che c’è chi, per gli strani scherzi che il destino ci riserva, un giorno s’accorge di essere diventato Giobbe,  cioè vittima predestinata delle angherie del fato, che, non sazio dei soprusi,  costringe il malcapitato a stringere amicizia con il dolore ed ad averlo come fido compagno nella strada ancora da percorrere.
    La dottrina concorda unanimemente nella considerazione che ogni stato algico comprende aspetti cognitivi (attenzione), interpretativi (finalizzazione, informazione) ed emozionali (ansia, rabbia, depressione, umiliazione, ecc.), e indica nell’approccio psicologico un complemento importante nella terapia antalgica per risolvere i problemi psico-patologici talvolta insiti nella realtà algogena.
    Questi problemi si rivelano particolarmente aggressivi nelle sindromi croniche che scaturiscono dalle diverse patologie, nelle quali si creano circoli viziosi di progressivo aggravamento e di influenza sulla qualità della vita, sulla personalità e addirittura sulla socialità del soggetto.
    Qualcuno afferma che lo “stato algico” sia una sorta di attraversamento del deserto…per i più pessimisti un passaggio attraverso e verso il niente.
    Alcuni, tra cui chi scrive, smentiscono categoricamente questa incauta affermazione.
    E chiaro che non viene messo in discussione la meta del percorso…ciò che si discute è “l’attraverso”, il passaggio. Quell’”attraversamento del niente” presuppone l’assenza di tutto, e quindi anche l’assenza di quel feroce e continuo morso; così non è perché comunque il dolore esiste, esiste la sua pervasiva percezione in ogni momento, in ogni gesto, in ogni pensiero.
    E questo non è il nulla.
    Perchè  ad ogni momento, ad ogni gesto, ad ogni pensiero che si divide con  la ferocia dello stato algico, la determinazione di vivere  può costringere la mente a ricavare, in mezzo a quelle rovine, frazioni di vita vera, atomi infinitesimi di aria e di  luce.