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May 18 I migranti sono uccelli liberi I migranti sono uccelli liberi che cambiano Paese secondo le stagioni. Li accompagnano venti diversi che soffiano con dolcezza o rabbiosamente mentre il respiro è affannoso le mani protese verso radici profonde e millenarie lo sguardo smarrito dentro orizzonti sempre misteriosi. I migranti si muovono su un palco dove sta andando in scena una rappresentazione drammatica che non vuole protagonisti ma solo comparse smarrite tra scene grandiosi, esilaranti, ammirevoli ma sostenute da ponteggi d’argilla. I migranti sono uno spettacolo che appartiene alla natura: come il sorgere ed il tramontare del sole il cielo stellato il mare, ora placido ed ora posseduto dalla tempesta, oltre ogni confine. I migranti sono i nomadi. Io, come te, sono un migrante o lo erano i tuoi avi i miei avi o lo saranno generazioni future. Sono la gente che supera le colonne d’Ercole. Gli europei prima di essere americani o latini nella terra di altri popoli che non divennero migranti perché furono derubati, umiliati, assassinati. I migranti sono sugheri galleggianti come la terra della Terra gocce d’acqua che inventano gli oceani e le lagrime e il sudore e sorgenti e fiumi e laghi che nessuna diga può contenere. l filo spinato eretto dai nemici dell’umanità e i loro lager sono solo l’impotenza dei vigliacchi. I migranti sono gocce d’acqua continuamente inquinate da untori senza scrupoli. I migranti sono le vittime preferite di disgustose iene voraci che hanno venduto l’anima al mercato delle mediocrità: sciacalli senza onore avvoltoi senza ali e senza coscienza codardi armati che si vendono per un nulla che chiamano denaro. Niente è più meraviglioso di un migrante: ha la potenza di camminare sa digiunare sa aspettare nel piccolo spazio del suo cuore sono raccolte tradizioni e amori antichi in un angolo del suo cervello i sogni e le speranze la leggenda e la storia.
Un migrante ha i valori di tutto l’universo dell’immenso mondo esteriore ed interiore. I suoi occhi profondi e incredibilmente sorridenti esplorano ogni piccola stazione, ogni oasi, ogni angolo del pianeta e poi si confondono con una stella cometa e i desideri non sempre appagati. Occhi che comunicano i segreti di questa umanità confusa: occhi: velati, lucenti, vergognosi, fieri anch’essi tutto l’arcobaleno e intanto bestie feroci li osservano furtivamente per renderli perseguibili per legge.
I migranti sono esseri liberi che cambiano Paese secondo le stagioni. I ladri di storia, di potere, di dignità ed emozioni invece uccidono anche i miraggi e non sapranno mai che la pace come l’amore un abbraccio come il contaminarsi sono frutti oltre il tempo maturati tra i raggi della ribellione della rivoluzione della liberazione dell’emancipazione. Non sapranno mai che le nostre strade sono composte da una miriade di piccoli sassi che hanno la luce e la ragione di tutti i popoli che le hanno percorse. I migranti sono anche navi nella bufera che lottano contro i flutti le avversità e la miseria nonostante siano nati ricchi nonostante siano la fonte del diritto. I migranti sono l’etica dell’essere contro quella dell’avere. Sono un faro su percorsi stranieri. Sono le nostre metropoli per non essere soli la nostra eredità. I migranti sono energia a volte dispersa o sfruttata per il privilegio di parassiti senza qualità.
L’umanità è migrante! Migrante è tuo padre e tua madre e altri ed altre prima di loro. E’ davvero una grande fortuna che i migranti siano uomini e donne che cambiano Paese come cambiano le stagioni.
Siamo tutti migranti ma solo alcuni vengono costretti ad essere clandestini: quando verrà il tempo in cui uomini e donne saranno liberi cittadini e la nostra patria il mondo intero?
Pensavamo e dicevamo queste cose in mille lingue incontrandoci per scelta o casualmente nel villaggio globale. Non sapevamo i nomi gli uni degli altri e tante altre cose ma domani avremmo riempito le piazze con tutti i nostri colori le nostre idee la nostra semplicità trasformandoci in un unico e grande e imprescindibile popolo: in marcia.

May 08
Il
termine ‘elegia’ risulta abbastanza controverso; il significato
classico deriva dalla parola greca, έλεγεία “poema in distico elegiaco”
che a sua volta deriva da έλεγσς “canzone triste” originariamente
accompagnata da un flauto; l’interpretazione corrente vede il termine
‘elegia’ definire un piccolo poema drammatico che tratta di argomenti
di perdita e consolazione, basato su specifiche esperienze personali e
rivolte costantemente verso quelle particolari esperienze. L’influenza
cristiana addolcisce il canto elegiaco del dolore e della perdita
risolvendolo con la rassicurazione di una ricompensa ultraterrena. Un
antico poema anglosassone, il Deor, racconta come gli accadimenti
umani, e tramite essi la fortuna e la sfortuna che possono alleviare o
peggiorare le condizioni degli uomini, sono affidate a Dio . Questa
premessa "elegiaca" per dire che c’è chi, per gli strani scherzi che il
destino ci riserva, un giorno s’accorge di essere diventato Giobbe,
cioè vittima predestinata delle angherie del fato, che, non sazio dei
soprusi, costringe il malcapitato a stringere amicizia con il dolore ed ad averlo come fido compagno nella strada ancora da percorrere. La
dottrina concorda unanimemente nella considerazione che ogni stato
algico comprende aspetti cognitivi (attenzione), interpretativi
(finalizzazione, informazione) ed emozionali (ansia, rabbia,
depressione, umiliazione, ecc.), e indica nell’approccio psicologico un
complemento importante nella terapia antalgica per risolvere i problemi
psico-patologici talvolta insiti nella realtà algogena. Questi
problemi si rivelano particolarmente aggressivi nelle sindromi croniche
che scaturiscono dalle diverse patologie, nelle quali si creano circoli
viziosi di progressivo aggravamento e di influenza sulla qualità della
vita, sulla personalità e addirittura sulla socialità del soggetto. Qualcuno
afferma che lo “stato algico” sia una sorta di attraversamento del
deserto…per i più pessimisti un passaggio attraverso e verso il niente. Alcuni, tra cui chi scrive, smentiscono categoricamente questa incauta affermazione. E
chiaro che non viene messo in discussione la meta del percorso…ciò che
si discute è “l’attraverso”, il passaggio. Quell’”attraversamento del
niente” presuppone l’assenza di tutto, e quindi anche l’assenza di quel
feroce e continuo morso; così non è perché comunque il dolore esiste,
esiste la sua pervasiva percezione in ogni momento, in ogni gesto, in
ogni pensiero. E questo non è il nulla. Perchè ad ogni momento,
ad ogni gesto, ad ogni pensiero che si divide con la ferocia dello
stato algico, la determinazione di vivere può costringere la mente a
ricavare, in mezzo a quelle rovine, frazioni di vita vera, atomi
infinitesimi di aria e di luce.

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