Alessandro's profileLa Grazia dei TemplariPhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    February 16

    L'Arte di vivere

    L'Arte di vivere.... ovvero il cammino degli angeli troppo umani

     Per Tommaso d'Aquino solo gli angeli possiedono un linguaggio privo di parole, di simboli, di concetti.

    "Per loro infatti non servono segni per rinviare a esperienze, perché a queste attingono direttamente; per noi umani occorre invece la mediazione dei segni, al di fuori dei quali le esperienze risultano inesplicabili e informi, inattingibili: [...] l'angelo è trasparente [...] l'angelo non dice la verità, è la verità. L'angelo vede immediatamente in Dio ciò che pensa l'altro angelo [...] e quindi non ha nessun bisogno del linguaggio [...] ."

    Il linguaggio degli angeli sarebbe quello nel quale non c'è alcun segno che rinvia a un significato.
    Lì l'esperienza è  immediata e diviene evidente in se stessa, senza il bisogno tutto umano di contenerla dentro a un contenitore, ad un discorso, ad una forma.
    Mediazioni, queste, che se da un lato rendono il reale dicibile e pensabile, dall'altro ne perdono la «verità», l'informe ma piena immediatezza.
    Accade perciò che, per noi umani, il regno degli angeli non è direttamente attingibile; è possibile invece soltanto ricostruirlo creandolo o sognandolo, anche se neppure nel sogno lo potremo davvero recuperare nella sua inimmaginabile forma; forse lo possiamo solo imitare immergendoci in quel regno ribattezzato Inconscio, dove sono depositati tutti i ricordi, conchiusi e trasparenti, rimasti immobili dal tempo dell'infanzia.

    Peraltro tutti i ricordi, se pur razionalmente fissati nel tempo e nel luogo del loro compimento, non sono immutabili in quanto,  seppure depositati in forma originaria e statica, sono immediatamente inscritti in un processo, quello sì immutabile, consistente nel loro costruirsi, decostruirsi e ricomporsi lungo ogni istante dell'esistere, in ogni atto di esperienza  di pensiero, in ogni respiro.

    In questo senso, di nuovo, si tratta di ricordi-non-ricordi, di tracce al di là del tempo. perché non appartengono a un tempo e a una memoria se non attraverso il loro costante pervadere il pensiero, inquinare il tempo ordinario, rimodellare la memoria cosciente.

    Magari, irrompono nel momento della visione di un qualcosa che lo scatena, un'emozione, una musica, un dipinto, un richiamo qualsiasi, anche un divenire indistinto di attesa. O anche quando da dentro ci assale un vissuto che è un ricordo, per quanto impossibile da ricordare, e che a noi, pur se ignoto e straniero, è tanto noto da sembrare il filo conduttore del nostro destino.

    Produrre una forma pensabile in termini umani e discorsivi è un tentativo di dare ragione e corpo a ciò che sfugge. Questo, credo, accada più o meno inconsapevolmente in ogni esistenza, anzi, credo che sia questo lo scorrere stesso dell’esistenza.

    Per questo penso che, alla fine,  la realtà non  è altro che un fantasma, e che invece il luogo dove vive il sogno sia il vero luogo dell'esistenza.

     

    .

    Ognuno ha la sua parte
     
     
    La massa
    non il popolo la massa
    decisa a farsi corrompere
    al mondo ora s’affaccia
    e lo trasforma, a ogni schermo, ogni video
    si abbevera, orda pura che irrompe
    con pura avidità, informe
    desiderio di partecipare alla festa
    e s’assesta là dove il nuovo capitale vuole.
    (Pasolini 1976)