Alessandro's profileLa Grazia dei TemplariPhotosBlogListsMore Tools Help

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    November 18

    Il linguaggio della periferia

     

    Da quando la preistoria è divenuta Storia, le espressioni culturali dei consorzi umani hanno percepito l’evolversi della città come un continuo sommovimento innovativo capace, oltre che di garantire sicurezza e benessere, anche di soddisfare nell’immaginario collettivo, specialmente negli ultimi due secoli, il bisogno continuo di nuove mitologie in quanto luogo reale, fisico, immediatamente percepibile della società in trasformazione e quindi, in questa continua mutazione essere, archetipo e sintesi di ogni creatività artistica.

    Anticipando i tempi delle effettive e comunque non generalizzate trasformazioni socioeconomiche prodotte dall’industrializzazione e dalle scoperte tecnologiche, i futuristi descrivevano, mitizzandola, una metropoli unitariamente industriale, un organismo tentacolare freneticamente proteso nel suo divenire eternamente positivo.

    Mai una prospettiva di un futuro possibile si è dimostrata così fallace, almeno nelle sue connotazioni globali.

    I sommovimenti socio-culturali iniziati a metà del secolo scorso ed ancora non conclusi, trovano una diretta corrispondenza nell’enorme processo di destrutturazione e ricomposizione delle immense periferie suburbane, ancora oggi campagna non più campagna - città non ancora città, dove non è più una corrente lineare di pensiero dominante a governare la trasformazione ma è l’opera dei  singoli; un continuo operare e trasformare  privo di ogni legame progettuale,implicitamente anarchico e sostanzialmente già post-moderno, che via via, con le infinite baracche/ville sorte spontaneamente e dotate di sala hobby e antenna satellitare, è andato a sostituire gli archetipi architettonici fino allora basati sulle mitologie classiche o rinascimentale; un magma dove convive l’orrendo e l’informe ed i suoi opposti, dove viene esclusa ogni possibilità di relazioni umane trasformando la periferia in luoghi/non luoghi, i cui usufruitori/vittime sono tutti raggrumati intorno ad una rappresentazione dolente e pessimistica del presente e del futuro.

    Negli stessi anni, in Italia si progettavano e costruivano Tor Bella Monaca, Corviale, Via Morandi, lo Zen di Palermo, esempi di architettura funzionalistica e che, fatalmente, sarebbe stata travolta  dalla trasformazione posta in essere dagli stessi a cui quei manufatti erano destinati. Rivelandosi inadeguati ed incoerenti con gli ambienti circostanti e alieni alle stesse modalità di vita degli assegnatari, quegli agglomerati furono in parte modificati, in parte abbattuti,tutte operazioni e trasformazioni che, di fatto, ne hanno modificato sostanzialmente l’uso a cui i vari moduli erano destinati, trasformando anche le stesse modalità relazionali tra gli esseri umani che li abitavano e portando quei contesti sociali a precipitare in una sorta di organizzazione tribale, quasi un nuovo ed originale medio-evo.

    Solo nei primi anni ’80 si inizia a discutere di quanto, in alternativa a quella idea “ufficiale” di sviluppo socio-culturale, era invece già accaduto; in pratica dovettero passare almeno due decenni dal comprendere che una sorta di spurio movimento popolare post-modernista, totalmente ignorato dalle culture dominanti, aveva trovato una sua originale strada per affermarsi in Italia. E solo oggi si  comprende pienamente  l’entità e la vastità di quanto sta succedendo nelle estreme periferie delle grandi città italiane: una mutazione informe e anarcoide dei luoghi, delle cose e degli esseri umani che hanno cambiato il volto delle città italiane e la vita delle persone.

    Da questo popolo e da questi luoghi nascono  i nuovi linguaggi della periferia; da questo popolo e da questi luoghi nascono i nuovi  artisti che ne interpretano i simboli.

    November 10

    Ricordando Garibaldi

      

    Il 23 novembre prossimo cadrà l'anniversario della decapitazione di Targhini e Montanari, due intellettuali che, durante il periodo risorgimentale, si opposero al potere temporale dello Stato pontificio.

    Più o meno nello stesso periodo storico centinaia e centinaia di Italiani venivano giustiziati sulle varie piazze delle capitali dei vari staterelli, ducati, marchesati e pricipati in cui era divisa l'Italia; parodie di Stati guidati da cognati, fratelli, cugini e figli di papi e imperatori.

     
    Il fiume di sangue di quei lontani sacrifici tinse i cuori di generazioni di futuri Italiani e colorò le camicie di un manipolo di eroi che, guidati da un personaggio straordinario, riunificò la Storia di un popolo interrotta mille anni prima dall’entrata in Italia dalle orde di Attila e dei suoi emuli.

     

    MALATEMPORA

     

    Sull’onda dell’odio e della violenza, che oggi pare l’unico modello di riferimento nel nostro disgraziato Paese, ora qualcuno dà del "ladro di cavalli" e del "malfattore" ad una persona che  dopo aver conseguito quel grandioso obiettivo, nel momento massimo del proprio potere personale, decise di ritirarsi (forse uno dei pochissimi esempi nella Storia italiana)  tornando alle proprie attività quotidiane.
    Nel periodo attuale pare che, con l’urlo e lo strepitio, si voglia impedire il ragionamento e la riflessione di tutti, buttandola, come si dice, “in caciara”, probabilmente perché in questa confusa condizione, è sempre possibile dividere, frazionare, umiliare ceti sociali che oggi, in Italia,  stanno vivendo condizioni disperanti di subalternità economica , sociale e culturale,  frutto e retaggio proprio di quelle patologie politiche ed economiche di cui sono espressione anche coloro che  vomitano insulti  su ogni diversità.
                                                                                             studio su centauri
     
    November 02

    Parti complementari

    Se il nulla scolpisse la propria immagine

    Allora quel volto  avrebbe le tue fattezze.

     

    femm_graal    "Anche nascere è stato un problema per te!" – esclamò la madre mentre stavano camminando – "Pensa, mi ricordo ancora l’irritazione di tuo padre quando gli dissi che ero incinta di te.... Doveva essere solo una breve storia, sia per me che per lui;  avevamo altri progetti e quella, per noi, doveva essere una vacanza, un'avventura e basta."

    Il figlio ancora non riesce a  riprendersi dalla sorpresa per l’inusuale ed inatteso incontro con sua madre  che metteva in discussione gran parte delle certezze  maturate,  prima tra tutte quella della definitività della morte, giacché sua madre, almeno per quanto a lui risultava, erano decenni che riposava nel vecchio cimitero monumentale.

    Ed ora invece eccola lì,  passeggiava con lei in luoghi strani, percorrendo antichi sentieri dimenticati  da tutti ed a lui sconosciuti.

    "Ricordo ancora" – Lei continuò – "l’imbarazzo dei suoi gesti, delle sue parole, mentre ne parlava con i suoi. Quasi si vergognasse….."

    Continuando a camminare arrivano su di un promontorio che costeggia una profonda fenditura che li divide dal resto della montagna;  si fermano ad osservare il panorama che si stende sotto di loro. Frutto di antichi movimenti sismici, quasi fosse una dolente ferita, il crepaccio si perde verso profondità inimmaginabili.

    "Ricordo…." – prosegue ancora la donna – ".. che era bello, anzi bellissimo! Non ero convinta, però, di unirmi a Lui e sei stato tu a farmi decidere…"

    "Una volta deciso però dovetti combattere per tenermelo, contro sua madre, contro le altre donne che lo volevano, contro tutti perché tutti lo volevano, tutti rimanevano affascinati da quel leggiadro narciso… Chiunque, estasiato da quella sgargiante livrea, ne rimaneva conquistato! Chiunque, vedendolo, vedeva appagato il proprio cuore che si faceva leggero leggero, lasciando alle proprie spalle ogni preoccupazione, ogni timore."

    Via via che la stava ascoltando l'uomo scopre che i propri  pensieri sono sommersi da un rancore sordo, cattivo, dal sapore acido, misto ad  altre sensazioni indistinte e riversa quel mare ribollente di odio contro la persona che ora , inconsapevolmente, diviene il colpevole solo per l'aver conosciuto persone così generose ed incredibili. Si convince che solo a costui va assegnata la responsabilità di aver cancellato il ricordo di questa fantastica donna.

    I due si siedono su di una grossa pietra, proprio sul limite dello strapiombo.

    Lei continua: "Non essere arrabbiato! Cerca di capire quello che sto dicendo....  Non devi prendertela con Lui! Per Lui non c’è nulla che deve essergli perdonato se non la sua umanità."

    "Vedi, le tue idee presuppongono l’uomo monolite, incorrotto, che pur di affermare la propria essenza abbatta lo stato della propria sofferenza.. Ma lo sai che non è così; guarda bene dentro di te! L’uomo, in quanto tale, risente della sua umanità! E’ grandezza, ma è anche corruzione. L’eroismo e la vigliaccheria viaggiano uniti, sono parti opposte della stessa moneta, e nessuno ha avuto mai la capacità di slegarli quando si affronta la vita."

    "Figlio mio, i grandi orizzonti sono per pochi, a me e te è solo concesso di legarli alle nostre piccole cose.... I nostri confini sono nelle cose quotidiane... sono nella vita che, giorno dopo giorno, si divide con gli altri."

    La donna si alza dall’improvvisato sedile.. "è quasi l'alba....  devo andare... pensa a  quello che ti ho detto!" ,  abbraccia l'uomo rimasto seduto  e si avvia verso un sentiero prima invisibile e apparso al lato del masso; l'uomo si alza e di nascosto si asciuga  alcune lagrime..

    November 01

    Dove passa l'amore...

                                                                                                                      Finestra  

    In una qualsiasi condizione patologica il vero problema  non è l'invadenza delle persone a cui si è legati da amicizia e da affetto,  ma, parrà  strano, dalla possibile invadenza di chi vive lo stato di malattia; invadenza peraltro dovuta al bisogno istintivo per ognuno di condividere uno stato che, via via che passa il tempo, si percepisce, a ragione od a torto, come definitivo.

    Uno degli effetti più deleteri di questa condizione, non importa quanto essa sia grave, è quello di porre, nei momenti di crisi più nera, la persona colpita in una sorta di sindrome di autoreferenzialità cosmica, dove tutto e tutti vengono legati alla propria "disperante" ed "ineluttabile" condizione.

    E' quasi un avvilimento psicologico che, nei casi più gravi, rischia di far vincere la malattia prima del tempo; in quei momenti succede che, come pulcini spaventati, si cerca un conforto in ogni occasione, anche la più estranea o aliena, con il rischio di essere evitati e addirittura sfuggiti per la maniacale monotematicità degli argomenti che, ogni volta che ci si incontra, si "tirano fuori".

    Un pensiero, un affettuoso interessamento, un qualcosa riconducibile a quello che io definisco "una carezza all'anima", da parte di un occasionale interlocutore, diventa unguento e panacea che riesce  a lenire ed attenuare tensioni che, in ogni momento, rischiano di conflagare in gesti o atti definitivi.

    Anche se capita qualche volta di attraversare questo  sentiero, occorre fare ogni sforzo per sfuggire a questa micidiale tentazione; basta, in generale,   un pizzico d'amore che permetta di essere lieve e leggero con le persone che ci vivono intorno, e poi, sempre con un pizzico d'amore condito con un pò di curiosità per le cose degli altri  (non esagerare.... come si dice per le cose di cucina, quanto basta.... )  affaccendarsi nelle cose solite, scrivere qualcosa, leggere molto, ascoltare la musica a cui si è legati, dipingere qualche volta, se si è in grado...  cioè fare tutte quelle cose che tirano fuori le cose belle che ognuno possiede e che non lasciano spazio ai pensieri disperanti, ma che assorbono ogni attenzione e che fanno vivere mille vite diverse.

    Solo così è possibile evitare di pensare o di parlare delle nostre afflizioni , ormai forse ben conosciute ospiti, riservandoci di parlarne in maniera compiuta con gli amici medici che ci seguono.

    Ciò non toglie il piacere di ricevere, come qualche volta succede, qualche  "carezza nell'anima" che ci permetterà di avvertire una sorta di condivisione, con la persona che ce l'ha rivolta e con il mondo intero, per le cose che ho appena scritto. E forse da lì, da quel piccolo atto d'amore, che passa la guarigione.....